Per un lungo periodo a Dublino non ho voluto più mettere piede. La prima volta ci sono arrivata con il mio ragazzo, entusiasta di portarmi nella città dove aveva studiato e vissuto per qualche mese. Al secondo giorno si è sentito male e la vacanza si è trasformata in una lunga permanenza nell’ospedale universitario della città.
Tornarci un anno dopo ha cambiato l’ordine dei ricordi. E meno male.
A Dublino bisognerebbe non programmare troppo le giornate, lasciarsi guidare dalla pancia, entrare nel pub che più ci ispira, fermarci ad ascoltare i musicisti di strada su Grafton street, bere quella pinta in più, che tanto si smaltisce con l’aria fresca in faccia e una bella camminata verso il pub successivo.
In questo articolo vi parlo delle tappe che avevo inserito nell’itinerario del mio primo viaggio a Dublino, aggiornato poi durante la mia seconda visita in città, molto più fortunata della prima.
Cosa vedere a Dublino in 3 giorni
Table of Contents
Primo giorno: il centro di Dublino
Il primo giorno è quello da dedicare alla parte più immediata della città: il centro, facilissimo da girare a piedi. Le distanze sono contenute ma Dublino invita spesso a cambiare direzione: una strada laterale, una chiesa, una porta colorata da fotografare. Quasi tutto si trova intorno al The Spire, un ago d’acciaio di 120 metri situato nel mezzo di O’Connels street, che trovo utilissimo per orientarsi.
Entrare al Trinity College e vedere il Book of Kells
Il punto di partenza più naturale è il Trinity College. Tra studenti stesi sul prato, gruppi in visita e una calma interessante, ci dirigiamo all’interno dell’edificio, dove è conservato il Book of Kells, manoscritto miniato medievale realizzato intorno all’VIII o IX secolo. È una delle visite più richieste della città e conviene prenotarla prima della partenza. Il percorso include anche la Old Library e la Long Room, una sala lunga 65 metri che custodisce tra i suoi scaffali oltre 250.000 libri.

Grafton Street e St Stephen’s Green
Uscendo dal college, si prosegue verso Grafton Street, la strada commerciale più nota del centro, disseminata da negozi di tantissimi brand. Qui ho avuto la fortuna di ascoltare bravissimi cantanti di strada che hanno animato la via coinvolgendo i passanti. Un saluto veloce alla statua di Molly Malone poco lontano, prima di raggiungere St Stephen’s Green, il parco dove Dublino rallenta per qualche minuto. Le panchine, il laghetto, le aiuole e i vialetti non richiedono molto tempo, ma aiutano a prendere le distanze dalla parte più affollata del centro.
Visitare la cattedrale di San Patrizio e il Castello di Dublino
La Cattedrale di San Patrizio è probabilmente l’edificio religioso più importante del Paese, costruito in onore di San Patrizio, patrono d’Irlanda. A poca distanza si trova il Castello di Dublino. Non ha l’aspetto di una fortezza isolata dal resto della città: è un insieme di edifici, cortili e spazi istituzionali, cresciuti su un’area che fu prima vichinga e poi sede del potere britannico in Irlanda. I Dubh Linn Gardens, sul retro, sono un passaggio tranquillo prima di tornare verso il fiume.
Camminare lungo il fiume Liffey fino al Temple Bar
Nel tardo pomeriggio, il percorso può tornare verso il Liffey. Il Four Courts, visto dalla riva opposta, segna uno dei tratti più riconoscibili del fiume. Poco più avanti, l’Ha’penny Bridge unisce le due sponde con la sua struttura bianca in ferro. Da qui il quartiere di Temple Bar è vicino ed è una tappa quasi inevitabile, così come l’iconico pub che ne prende il nome, dove fermarsi per una pinta è d’obbligo.

Secondo giorno: Phoenix Park, Guinness Storehouse e la Dublino dei Docklands
Il secondo giorno richiede qualche spostamento in più. Conviene considerarlo una giornata fatta di blocchi distinti, senza insistere troppo sugli spostamenti a piedi tra un quartiere e l’altro.
Cercare i daini liberi a Phoenix Park
Il Phoenix Park è uno dei luoghi che cambiano il modo in cui si guarda Dublino. È vasto, aperto, ed è la casa di centinaia di daini che vivono in libertà, abituati alla presenza delle persone, ma comunque selvatici.

Spillarsi una pinta alla Guinness Storehouse
Dopo il parco, l’itinerario si sposta verso la Guinness Storehouse, la fabbrica che racconta la storia della stout più famosa d’Irlanda attraverso un percorso ampio e molto costruito, ospitato nell’antica area di St James’s Gate. La parte più riuscita resta la Guinness Academy, dove si impara a spillare la propria pinta seguendo il rituale in sei passaggi. Si inclina il bicchiere, si lascia scendere la birra lentamente e poi si aspetta che la schiuma si assesti, senza avere fretta di berla. È un gesto semplice solo in apparenza, e per qualche minuto ci si concentra più sul tempo di attesa che sul risultato. Alla fine la pinta si beve al Gravity Bar, con Dublino che si allarga oltre le finestre.

Visitare EPIC nei Docklands
Nel pomeriggio si può raggiungere la zona dei Docklands, dove i magazzini e le banchine del porto hanno lasciato spazio a uffici, musei e nuovi edifici. Dentro il CHQ Building si trova EPIC, The Irish Emigration Museum.
Il museo racconta le partenze dall’Irlanda e le tracce lasciate dagli irlandesi nel mondo. Non è una visita malinconica nel senso più prevedibile del termine. Attraverso musica, letteratura, sport, politica e testimonianze personali, mostra come l’emigrazione abbia inciso sulla storia del Paese e sull’identità di chi è partito.

Terminare la serata nei pub
Dublino va vissuta anche attraverso le pinte svuotate al bancone il legno di un pub secolare, e trovare pub bellissimi con musica dal vivo non sarà difficile. Qualche suggerimento: The Long Hall, con i suoi banconi scuri e la luce bassa, o The Stag’s Head, con una testa di cervo che sovrasta il bancone.
Terzo giorno: gita a Howth
Con tre giorni a disposizione, Howth è la tappa aggiuntiva naturale per concludere questo breve itinerario e conoscere anche i dintorni della città. Il DART, la linea ferroviaria di Dublino, parte dal centro e in meno di un’ora porta verso il promontorio a nord della baia. Il cambiamento è netto: dopo mattoni scuri, pub e traffico, arrivano il porto, le barche, il vento e un orizzonte molto più aperto.
Il villaggio si gira senza difficoltà. Si può iniziare dal porto, fermarsi a osservare i pescherecci e poi scegliere se proseguire lungo l’Howth Cliff Path. Il sentiero costiero offre alcuni tratti esposti e conviene affrontarlo solo con condizioni meteo ragionevoli, una giacca impermeabile e scarpe comode.
Per pranzo puoi concederti un fish and chips da Beshoffs Bros, un locale informare famoso per il suo pesce fritto fresco, croccante e leggero, prima di rientrare in città.

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