Edimburgo non è il set cinematografico di Harry Potter. Le riprese si sono svolte altrove, ma qui il legame è letterario: caffè dove J.K. Rowling ha scritto, nomi sulle lapidi, strade che molti fan hanno associato ai luoghi della saga e un atmosfera generale che ha un po’ il sapore di Hogwarts. Victoria Street non è ufficialmente Diagon Alley, George Heriot’s School non è Hogwarts e il cimitero di Greyfriars Kirkyard non è Godric’s Hollow. Eppure, camminando nell’Old Town, si capisce perché queste associazioni abbiano preso piede.
L’itinerario richiede mezza giornata abbondante, tra salite, ciottoli e qualche deviazione. Parte da The Balmoral, vicino a Waverley Station, e termina a 6A Nicolson Street, dove un tempo si trovava il Nicolson’s Café.
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Percorso: The Balmoral → City Chambers → Victoria Street → Grassmarket → Greyfriars Kirkyard → George Heriot’s School → The Elephant House → 6A Nicolson Street.

1 Princes Street: The Balmoral Hotel e la stanza 552
Il punto di partenza è The Balmoral Hotel, accanto a Waverley Station. Qui, nella stanza 552, J.K. Rowling concluse Harry Potter e i Doni della Morte l’11 gennaio 2007, lasciando la propria firma su un busto di Hermes. La camera è stata poi trasformata nella J.K. Rowling Suite: si può prenotare, ma non visitare come una stanza-museo. È una tappa da guardare senza aspettarsi effetti speciali. Dall’esterno il Balmoral resta un grande albergo di fine Ottocento, con il suo orologio leggermente avanti rispetto all’ora reale.
253 High Street: City Chambers e le impronte di J.K. Rowling
Dal Balmoral si sale verso il Royal Mile fino ai City Chambers, il palazzo municipale di Edimburgo. Nel cortile interno, tra le pietre che ricordano altre figure legate alla città, impegnati a cercare le impronte delle mani di J.K. Rowling. L’autrice ricevette l’Edinburgh Award nel 2008. Il riconoscimento prevede proprio che le impronte del vincitore vengano riprodotte su una lastra sul pavimento dell’edificio.
Victoria Street: la strada che ricorda Diagon Alley
Da High Street, una breve deviazione porta a Victoria Street, la curva colorata che scende verso Grassmarket. È spesso indicata come fonte d’ispirazione per Diagon Alley, ma non esiste una conferma diretta di Rowling.
Il collegamento ha comunque una sua logica visiva: negozi stretti, facciate dipinte, archi, insegne e livelli sovrapposti. Più che cercare una replica letterale della via dei maghi, conviene guardare come la strada si apre e si richiude, lasciando intravedere il castello tra i tetti.

26A Candlemaker Row: Greyfriars Kirkyard e George Heriot’s School
Il passaggio da Greyfriars Kirkyard richiede un tono diverso. Il cimitero è una delle tappe più note per chi cerca i nomi che potrebbero aver ispirato Rowling: Thomas Riddell, William McGonagall, Elizabeth Moodie e Margaret Louisa Scrymgeour Wedderburn.
Il più famoso è Thomas Riddell, spesso collegato a Tom Riddle, il nome originario di Voldemort. L’associazione fa parte della tradizione potteriana di Edimburgo, ma il cimitero resta prima di tutto un luogo storico e di sepoltura.
Poco lontanto si trova la George Heriot’s School, un’istituzione ancora attiva. Questa viene spesso avvicinata a Hogwarts in quanto, come la scuola di magia, l’edificio è caratterizzato da quattro torri e divide i suoi studenti in quattro casate con combinazioni di colori e identità simili.
21 George IV Bridge: The Elephant House
A pochi minuti dal cimitero si trova The Elephant House, il locale che per anni ha usato la definizione di “birthplace of Harry Potter”. J.K. Rowling aveva già iniziato la storia prima di frequentarlo, ma lavorò qui durante la stesura dei primi libri, nella sala sul retro con vista verso il castello. Fermati a prendere un caffè e uno scone, e siediti vicino alle finestre per capire perché la scrittrice scelse questo angolo dell’Old Town per scrivere.
6A Nicolson Street: Spoon e l’ex Nicolson’s Café
L’ultima tappa è Spoon, al primo piano del civico 6A di Nicolson Street. Il locale occupa gli spazi del vecchio Nicolson’s Café, uno dei luoghi dove Rowling lavorò a parti di Harry Potter e la Pietra Filosofale. Una targa esterna ricorda il legame con l’autrice.
È utile specificarlo perché al piano strada si trova Black Medicine Coffee Co., spesso confuso con il café storico. Il posto da cercare è invece Spoon, sopra la strada, con l’ingresso separato. Non è una conclusione spettacolare, e forse è proprio questo il punto: la saga termina qui, in un indirizzo quotidiano, lontano dalle vetrine a tema e dalle file per una fotografia.
Per chi vuole approfondire, The Potter Trail organizza tour a piedi dedicati ai luoghi letterari e alle associazioni nate attorno alla saga. Il percorso è utile soprattutto per distinguere ciò che è confermato da ciò che appartiene alla tradizione dei fan. Ti capiterà di vedere gruppetti organizzati negli stessi luoghi citati in questo articolo, spesso con mantello e bacchetta alla mano.