Ho visitato Berlino nel 2019, l’anno del centenario del Bauhaus. Era un momento particolarmente interessante per osservare la città attraverso l’architettura e il design, anche se Berlino sfugge a qualsiasi definizione troppo precisa. Qui gli edifici raccontano epoche lontanissime tra loro: la distruzione della guerra, la divisione tra Est e Ovest e una ricostruzione che ha lasciato visibili molte delle fratture del passato.
È proprio questo uno degli aspetti che mi ha colpito di più. Berlino non cerca sempre di apparire armoniosa e, forse, il suo fascino nasce anche da questa mancanza di uniformità. Un edificio storico può trovarsi accanto a una costruzione modernista, una piazza monumentale può aprirsi improvvisamente su un vuoto urbano e un vecchio aeroporto può trasformarsi in un parco frequentato ogni giorno.
Questo itinerario di Berlino tra architettura e design parte dai luoghi più conosciuti e poi devia verso quartieri residenziali, musei, edifici industriali e spazi aperti.
Salire sulla cupola del Reichstag e passare dalla Porta di Brandeburgo
Il punto da cui inizierei è il Reichstag. L’edificio ottocentesco, rinnovato su progetto di Norman Foster e tornato a ospitare il Bundestag nel 1999, è sormontato da una grande cupola in vetro e acciaio.
Salire lungo le rampe della cupola del Reichstag permette di guardare Berlino dall’alto, ma anche di affacciarsi verso l’aula parlamentare. È una visita che consiglio di prenotare, soprattutto perché offre un punto di vista diverso sul centro della città e sui suoi edifici più riconoscibili.
Poco distante si trova la Porta di Brandeburgo. È uno dei monumenti più fotografati di Berlino e dal vivo può sembrare quasi familiare. La sua importanza, però, si comprende soprattutto osservando ciò che la circonda: da un lato il Tiergarten, dall’altro Unter den Linden, mentre poco più in là passava il Muro.
Da qui si raggiunge facilmente il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa. Camminare tra i blocchi di cemento, che diventano progressivamente più alti mentre il terreno si abbassa, provoca una sensazione difficile da descrivere. Anche questa tappa mostra il modo in cui Berlino lascia emergere le parti più dolorose della propria storia direttamente nello spazio della città.
Visitare l’Isola dei Musei tra architettura storica e contemporanea
L’Isola dei Musei riunisce cinque musei costruiti tra Ottocento e Novecento. Dal luglio 2019 comprende anche la James-Simon-Galerie, progettata da David Chipperfield come nuovo ingresso al complesso.
La struttura, fatta di scale, colonnati sottili e superfici chiare, si distingue dagli edifici storici senza cercare di imitarli. È un intervento contemporaneo molto pulito, che riesce comunque a inserirsi bene nel paesaggio dell’isola.
Uno dei confronti più interessanti è quello tra l’Altes Museum, con il suo aspetto neoclassico, e il Neues Museum. Durante il restauro del Neues Museum, Chipperfield ha scelto di non cancellare completamente i danni della guerra. Pareti consumate, parti originali e materiali nuovi convivono nello stesso edificio.
Nello stesso percorso rientrano il Duomo di Berlino, il lungofiume e la vista verso Alexanderplatz. Le distanze sono brevi, ma è una zona in cui vale la pena rallentare. Gli edifici cambiano molto a seconda del punto da cui li si osserva e il rapporto con l’acqua rende la passeggiata particolarmente piacevole.
Scoprire l’architettura di Berlino tra Hansaviertel e Karl-Marx-Allee
Per comprendere la Berlino del dopoguerra è interessante confrontare Hansaviertel e Karl-Marx-Allee. Sono due quartieri molto diversi, nati ai lati opposti della città divisa e pensati anche per rappresentare due differenti modelli politici e sociali.
A ovest, Hansaviertel nacque in occasione dell’Interbau del 1957 come esempio di città moderna. Qui si trovano edifici immersi nel verde, case basse e torri residenziali progettate da architetti come Walter Gropius, Oscar Niemeyer, Alvar Aalto e Max Taut.
Rispetto alle zone più frequentate del centro, Hansaviertel appare tranquillo e quasi sospeso. Si può scendere alla fermata Hansaplatz e camminare senza un percorso troppo rigido, osservando gli edifici tra gli alberi. È una Berlino residenziale e silenziosa, molto diversa da quella delle grandi piazze.
A est, Karl-Marx-Allee propone un’immagine quasi opposta. Il primo tratto, costruito con il nome di Stalinallee, è caratterizzato da proporzioni monumentali, facciate simmetriche e rivestimenti ceramici. L’obiettivo era creare un grande viale rappresentativo della città socialista.
Avvicinandosi ad Alexanderplatz, l’architettura diventa più semplice e funzionale. Il Kino International, il Café Moskau e la Haus des Lehrers raccontano bene questo cambiamento e permettono di osservare da vicino l’estetica della DDR degli anni Sessanta.
In questa zona è impossibile ignorare la Fernsehturm, la torre della televisione. Salire offre naturalmente una vista molto ampia, ma anche osservarla dal basso ha il suo fascino. Compare continuamente tra gli edifici e diventa quasi un punto di riferimento per orientarsi in città.

Entrare nel Jewish Museum Berlin
Il Jewish Museum Berlin, progettato da Daniel Libeskind, è uno dei luoghi che ricordo con maggiore intensità. L’architettura non si limita a ospitare le esposizioni, ma diventa parte del racconto.
La pianta a zig zag, le finestre oblique, i corridoi sotterranei e i grandi vuoti in cemento creano volutamente una sensazione di disorientamento. Gli spazi sono stati pensati per raccontare la storia ebraico-tedesca attraverso interruzioni, assenze e percorsi che sembrano condurre in direzioni diverse.
All’interno si trova anche Shalechet, in italiano Foglie cadute, l’installazione dell’artista Menashe Kadishman. Migliaia di dischi di metallo a forma di volto ricoprono il pavimento. Camminandoci sopra, il rumore del metallo riempie lo spazio e rende l’esperienza ancora più forte.
È una delle immagini che mi sono rimaste più impresse del viaggio. Non è una visita leggera e credo sia giusto affrontarla con il tempo necessario, senza inserirla frettolosamente tra una tappa e l’altra.
Fermarsi alla Philharmonie e osservare il Kulturforum
Il Kulturforum non ha l’aspetto ordinato e compatto dell’Isola dei Musei. È un insieme di edifici culturali nato nella Berlino Ovest, vicino alla linea del Muro, tra grandi piazze e spazi che ancora oggi possono apparire un po’ vuoti.
La Philharmonie, progettata da Hans Scharoun e inaugurata nel 1963, è il punto da cui partire. Da fuori ricorda una grande tenda dorata dalle forme irregolari. All’interno, la sala da concerto dispone il pubblico intorno all’orchestra, collocata al centro.
È un edificio che cambia continuamente mentre gli si cammina intorno e che non si lascia comprendere da una sola angolazione. Anche senza assistere a un concerto, vale la pena avvicinarsi per osservarne la forma e il rapporto con gli spazi circostanti.
Nel 2019 la Neue Nationalgalerie di Mies van der Rohe era chiusa per il restauro iniziato nel 2015. Non ho quindi potuto visitarla all’interno, ma anche da fuori il grande tetto piano, le pareti vetrate e la struttura in acciaio rendevano l’edificio immediatamente riconoscibile.
Camminare nel Tempelhofer Feld
Il Tempelhofer Feld è uno dei luoghi in cui si percepisce meglio la capacità di Berlino di trasformare i propri spazi. L’ex aeroporto di Tempelhof, chiuso nel 2008, è diventato un parco pubblico nel 2010.
Le piste sono rimaste intatte e oggi vengono utilizzate per passeggiare, correre, pedalare o pattinare. Intorno ci sono prati, piccoli orti e persone che trascorrono il pomeriggio all’aperto. Sullo sfondo rimane il grande terminal costruito tra il 1936 e il 1941, la cui monumentalità è legata alla storia del regime nazista.
È un luogo insolito, soprattutto per la sensazione di spazio che offre. In una città molto costruita e a tratti densa, ritrovarsi nel mezzo di una pista aeroportuale vuota crea un effetto quasi surreale.
Cercare la Turbinenhalle AEG a Moabit
Per una deviazione meno conosciuta si può raggiungere la Turbinenhalle AEG, nel quartiere di Moabit. Progettata da Peter Behrens insieme all’ingegnere Karl Bernhard e costruita nel 1909, è considerata uno degli edifici più importanti dell’architettura industriale moderna.
Fa ancora parte di un complesso produttivo e si osserva principalmente dall’esterno. Le grandi vetrate, la struttura metallica e le dimensioni dell’edificio, però, fanno intuire perché sia diventato un riferimento per architetti e designer.
Non è una delle attrazioni più famose di Berlino e richiede una deviazione rispetto agli itinerari classici. Proprio per questo può essere una tappa interessante per chi vuole scoprire un lato meno turistico della città e approfondire il rapporto tra architettura, industria e design.
Prendere il traghetto per l’Isola dei Pavoni
L’Isola dei Pavoni, o Pfaueninsel, è una deviazione che cambia completamente il ritmo del viaggio. Si trova nel sud-ovest di Berlino, sul fiume Havel, e si raggiunge con un breve tragitto in traghetto.
Il paesaggio è quello di un grande parco romantico, con prati, alberi, sentieri e piccoli edifici sparsi. Dopo giorni trascorsi tra musei, quartieri e grandi viali, arrivare qui dà quasi la sensazione di essere usciti dalla città.
Il piccolo Castello dell’Isola dei Pavoni fu costruito tra il 1794 e il 1797 come residenza di campagna di Federico Guglielmo II. Con le sue torri bianche e l’aspetto volutamente scenografico, richiama una rovina romantica affacciata sull’acqua.
Quando ho visitato l’isola, nel 2019, il castello era chiuso per restauro. La traversata meritava comunque, soprattutto per il paesaggio e per il modo in cui architettura, giardino e fiume si fondono tra loro.
È una tappa da affrontare senza fretta. Dopo i volumi del Reichstag, le piazze della DDR e le strade affollate del centro, la Pfaueninsel mostra un volto completamente diverso di Berlino, più verde, periferico e legato alla storia prussiana.
Berlino, architettura e design: come distribuire le tappe in tre giorni
Il primo giorno può essere dedicato al centro: Reichstag, Porta di Brandeburgo, Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, Gendarmenmarkt e Isola dei Musei. È il percorso più classico, ma permette già di attraversare epoche molto diverse della città.
Il secondo giorno può concentrarsi sulla Berlino divisa e ricostruita, passando per Hansaviertel, Kulturforum, Philharmonie, Potsdamer Platz, Jewish Museum Berlin e Tempelhofer Feld. Le distanze sono maggiori, ma con la metropolitana è possibile spostarsi facilmente tra una zona e l’altra.
Per il terzo giorno si può scegliere in base ai propri interessi. Chi vuole approfondire la Berlino del Novecento può percorrere Karl-Marx-Allee, raggiungere Alexanderplatz, vedere il Kino International e continuare verso l’East Side Gallery.
Chi preferisce rallentare e allontanarsi dal centro può invece dedicare la giornata all’Isola dei Pavoni, soprattutto durante la bella stagione.
Berlino è soltanto una delle città europee in cui architettura, storia e design diventano un modo diverso per leggere il viaggio. Continua a esplorare il blog attraverso gli altri itinerari in Europa e gli articoli dedicati alle città europee viste attraverso l’architettura, per trovare nuove idee e destinazioni da inserire nel prossimo viaggio.