Venezia la conoscono tutti, almeno a parole. Piazza San Marco, il Ponte di Rialto, le foto con i piccioni. Ma se ci si allontana di poco da quei tre o quattro punti, la città cambia completamente faccia e diventa più autentica.
A Venezia ci sono stata con l’idea precisa di evitare il più possibile le solite tappe turistiche e cercare quella Venezia che si vede meno nelle foto degli altri. Vi racconto cosa mi ha colpito di più al di fuori dei sentieri più turistici:
Table of Contents
La Libreria Acqua Alta
Vicino a Santa Maria Formosa c’è una libreria che sembra uscita da un sogno strano. I libri sono accatastati dentro gondole vere, vasche da bagno, anche una piccola barca a remi, tutto per proteggerli dalle inondazioni che colpiscono la città (da qui il nome). C’è pure una scala fatta con vecchie enciclopedie che porta a un terrazzino sul canale. Vale la pena salirci anche solo per il colpo d’occhio, ma soprattutto per quel caos un po’ creativo che si respira appena si entra.
Il supermercato dentro un teatro
Questa è probabilmente la sorpresa più curiosa di tutto il viaggio. A Cannaregio, vicino alla stazione, c’è un supermercato Despar dentro quello che un tempo era il Cinema Teatro Italia, un edificio neogotico di inizio Novecento rimasto abbandonato per anni. Invece di lasciarlo cadere a pezzi, lo hanno restaurato e trasformato in un punto vendita, ma con un’attenzione tale ai dettagli originali che fare la spesa qui sembra quasi entrare in un piccolo museo: soffitti decorati, fregi, l’atmosfera del vecchio teatro ancora intatta sopra gli scaffali. Non serve comprare niente per entrare a dare un’occhiata, ma vi avviso: probabilmente finirete comunque per comprare qualcosa solo per la scusa di restare un po’ di più.
Il Negozio Olivetti
In Piazza San Marco, proprio sotto le Procuratie, c’è un piccolo gioiello che la maggior parte dei turisti attraversa senza nemmeno accorgersene. Era il negozio storico della Olivetti, progettato dall’architetto Carlo Scarpa negli anni Cinquanta per esporre le macchine da scrivere e da calcolo dell’azienda, e oggi è stato restaurato e riaperto al pubblico. Gli interni sono un piccolo capolavoro di architettura del Novecento: una scala sospesa, marmi, mosaici, vasche d’acqua interne. Costa pochissimo l’ingresso, ci si sta dieci minuti, ma è uno di quei posti che ti fa scoprire una Venezia completamente diversa da quella che ti aspetti, a due passi dal luogo più affollato della città.
Lo Squero di San Trovaso
A Dorsoduro, lungo un canale tranquillo, c’è uno dei pochi cantieri ancora attivi dove si costruiscono le gondole a mano, esattamente come si faceva secoli fa. L’edificio non assomiglia per niente alla solita architettura veneziana: è di legno, con il tetto spiovente, più simile a una baita di montagna che a una casa lagunare. Il motivo è curioso: i maestri d’ascia che lavoravano qui venivano dal Cadore, e portavano con sé sia lo stile delle loro case sia il legname per le imbarcazioni. Si può visitare anche solo dall’altra sponda del canale, fermandosi a guardare gli artigiani al lavoro, oppure prenotare una visita guidata scrivendo direttamente allo squero. Vicino c’è anche un bacaro storico, perfetto per uno spritz dopo la visita.
Il Ghetto Ebraico di Cannaregio
Pochi sanno che la parola “ghetto”, usata oggi in tutto il mondo, nasce proprio qui, a Venezia, nel sestiere di Cannaregio. È il quartiere ebraico più antico d’Europa, e camminarci tra i campielli silenziosi, le sinagoghe storiche e le case altissime (qui si costruiva in verticale per mancanza di spazio) è un’esperienza completamente diversa dal resto della città. C’è ancora una panetteria kosher dove si trovano dolci tipici della tradizione ebraico veneziana, e l’atmosfera generale è molto più raccolta e meno turistica rispetto al centro storico.
Murano e Burano
Diciamo che queste non sono propriamente mete non turistiche e poco battute, ma molto spesso saltate o sottovalutate durante le solite vacance “mordi e fuggi” a Venezia. Queste isole della laguna sono perfette se si vuole stare un po’ lontani dal centro storico senza allontanarsi davvero. Murano è famosa per il vetro, e vedere dal vivo la soffiatura nelle fornaci è uno spettacolo che colpisce anche chi normalmente non si appassiona all’artigianato. Burano invece è tutta un’altra cosa: case colorate, una diversa dall’altra, canali stretti dove ci si perde con la macchina fotografica in mano senza nemmeno accorgersene. Un consiglio: andateci la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando i gruppi organizzati sono già ripartiti e l’isola torna tranquilla.
La Scala Contarini del Bovolo
Una delle cose meno conosciute di Venezia. È nascosta in un cortile vicino a Campo Manin, e “bovolo” in dialetto veneziano vuol dire chiocciola. Basta guardarla per capire perché: è una scala esterna a spirale, con arcate che si sovrappongono una sull’altra, e quasi nessuno la conosce nonostante sia a due passi dal centro. Dalla cima si vede un pezzo di Venezia dall’alto, lontano dalla confusione di San Marco.
Il giro dei bacari
Durante la mia prima volta a Venezia non sapevo cosa fosse un cicchetto, o meglio, conoscevo soltanto quello alcolico! Quando il mio ragazzo mi ha proposto di farci un cicchetto nel bel mezzo della mattinata l’avevo preso per pazzo, prima di capire che a Venezia è un’altra cosa.
Infatti, se c’è un’abitudine veneziana che vale la pena adottare anche solo per qualche giorno, è quella dei cicchetti e del giro di bacari. I bacari sono piccoli locali dove si beve un’ombra (così chiamano qui il bicchiere di vino) insieme a piccoli stuzzichini come baccalà mantecato, polpette, sarde in saor. È quasi più un rito sociale che un pasto vero, ed è anche il modo più economico per mangiare bene, lontano dai menu pensati per i turisti.
Tra i posti che ci sono piaciuti di più c’è il Bacareto Da Lele, vicino a Piazzale Roma. È sempre pieno di studenti e di veneziani veri, i panini sono freschissimi e i prezzi onesti. Non aspettatevi tavoli o eleganza, è il classico posto dove si mangia in piedi o seduti su un gradino, ma è anche il modo più genuino per assaggiare la Venezia di tutti i giorni.
Il giro in gondola senza spendere un capitale
Il giro romantico in gondola è una delle cose più associate a Venezia, ma con prezzi che superano facilmente gli 80 euro per mezz’ora, in tanti rinunciano. Pochi sanno però che esiste un’alternativa: il traghetto, la gondola “da lavoro” che alcuni veneziani usano ancora per attraversare il Canal Grande dove non ci sono ponti vicini. Per pochi euro a testa si sale in piedi su una gondola vera, remata da un gondoliere. Non è la stessa esperienza del giro romantico, lo ammetto, ma è un modo per provare la gondola senza svuotarsi il portafoglio.
Venezia fuori dai sentieri battuti esiste, e non serve allontanarsi chissà dove per trovarla. Basta avere voglia di camminare senza una meta precisa, seguire i canali più piccoli, fermarsi in un bacaro qualunque senza controllare prima le recensioni. È così che abbiamo trovato la nostra Venezia preferita, quella vera, non quella da cartolina.