Il nostro itinerario a Marrakech può esserti di ispirazione se sta stai organizzando un viaggio in questa vivace e speziata città dalle mille sfaccettature. Scopri cosa fare a Marrakech in qualche giorno, tra i souk della Medina e i tramonti di Piazza Jemaa El Fna, senza rinunciare a escursioni giornaliere dal mare di Essaouira al deserto di Agafay.
A Marrakech arriviamo una sera di metà ottobre, con un volo da Roma con scalo a Casablanca, a poco più di un mese di distanza dal terremoto del Marrakech-Safi che ha scosso la terra sotto la catena montuosa dell’Atlante la notte dell’8 settembre 2023. Dopo diversi giorni di dubbi e paure, rassicurati e spronati dagli abitanti del luogo per i quali il turismo è risorsa fondamentale, abbiamo deciso di partire. E abbiamo fatto bene.
Cosa vedere a Marrakech: il nostro itinerario
Se l’arrivo all’aeroporto di Marrakech è spesso associato a lunghe attese e burocrazia interminabile, ci siamo sentiti abbastanza fortunati quando ci siamo trovati fuori dall’aeroporto in poche decine di minuti. La maggior parte delle Riad e degli hotel a Marrakech, dentro o fuori la Medina, mandano un driver a prenderti direttamente in aeroporto, un servizio che ha un costo leggermente superiore alla tariffa media per un taxi fino al centro, ma che abbiamo deciso di sfruttare senza troppi ripensamenti.
Il tragitto dall’aeroporto al cuore della città è di circa 15 minuti. Dal finestrino ci passano avanti viali ampi e ben curati, fiancheggiati da palme imponenti e hotel di lusso. Man mano che ci si avvicina alla medina, il panorama cambia: le costruzioni moderne lasciano il posto a edifici dal carattere più autentico, con mura in terracotta e minareti che si stagliano all’orizzonte. Si cominciano a scorgere i suq e i riad, mentre il caos della vita quotidiana di Marrakech diventa sempre più palpabile, con motorini, carretti e pedoni che si mescolano in un affascinante disordine urbano.
Il nostro riad per l’intero soggiorno a Marrakech è stato il Magie Boutique Hotel, un’oasi di silenzio e pace in mezzo al caos della Medina, il cuore pulsante della città. La scelta del riad non è stata facile: a Marrakech c’è la più ampia scelta di riad di tutto il Marocco e fidatevi quando vi dico che sono uno più bello dell’altro.



Al riad ci aspetta Yassine, padrone di casa sensazionale che ci accoglie con del tè alla menta e biscottini tradizionali, trangugiati velocemente prima di tornare a Jemaa El Fna, la piazza che avevamo attraversato poco prima. Le luci delle bancarelle illuminano la folla mentre il fumo si alza dai chioschi di cibo, diffondendo aromi speziati nell’aria. Suonatori di tamburi, incantatori di serpenti e cantastorie affollano gli spazi, creando un’atmosfera travolgente che rende particolarmente felice il nostro primo impatto con la città.
Giorno 2 | Cosa vedere a Marrakech: i tesori del centro
Una colazione speciale ci viene servita sulla terrazza con vista sui tetti della Medina. Qui ho scoperto un’ossessione per i msemen, crepes sfogliate quadrate, che ho mangiato tutti i giorni tiepide con un po’ di burro e miele. Ripassiamo il programma della giornata che ci porterà alla scoperta dei tesori del centro, alcuni dei quali inevitabilmente segnati dal terremoto.
Il nostro itinerario a Marrakech è iniziato dal Palazzo Bahia, capolavoro architettonico del XIX secolo che con i suoi giardini lussureggianti, i cortili decorati e gli intricati mosaici, rappresenta l’apice dell’arte moresca ed è uno dei monumenti più significativi della città. Da lì, ci siamo diretti al palazzo El Badi, dove i residui del terremoto erano piuttosto evidenti: lo specchio d’acqua che solitamente rifletteva il palazzo era svuotato per manutenzione, c’erano calcinacci sparsi sotto alcune delle mura e alcune sezioni erano puntellate o chiuse per inagibilità, così come le Tombe Saadiane, poco distanti.

Dopo una pausa tè al Café Bacha, situato nei pressi del Palazzo Dar Bacha e del Museo delle Confluenze, ci siamo persi nella quiete di Le Jardin Secret, un’oasi di pace nascosta nel caos della medina. Passeggiando lungo la vicina Rue Mouassine, abbiamo esplorato i Foundouk, antiche botteghe artigiane che conservano l’essenza di Marrakech.


A pranzo ci siamo fermati al Nomad, un locale giovane e informale con vista sui suq, per un piatto di cous cous e una tartina con sarde, cipolla caramellata e limone in salamoia, un ingrediente che ho piacevolmente ritrovato in diversi menù. Con rinnovata energia, ci siamo avventurati nella Madrasa di Ben Youssef, un’ex scuola coranica, la più grande e affascinante del Marocco, famosa per la sua straordinaria architettura moresca.
Il pomeriggio lo abbiamo dedicato ai suq, immergendoci nel vivace labirinto di colori e profumi, acquistando strane spezie e tentando goffamente di trattare il prezzo di alcune splendide scarpe artigianali in rafia. A proposito, la trattativa dei prezzi a Marrakech è un aspetto fondamentale dell’esperienza di acquisto, è vista come una parte naturale e persino divertente del commercio.
L’ora del tramonto ce la siamo goduta dall’alto del rooftop bar dell’hotel El Fenn, una terrazza splendida, ideale per un aperitivo a base di ottimi cocktail, mandorle tostate e vista sui tetti della medina. El Fenn ha al suo interno anche un negozio di oggettistica di design, libri, elementi di arredo e profumi, che vale la pena spulciare prima di salire sul rooftop.
Dall’eleganza sofisticata della terrazza panoramica di El Fenn siamo passati all’atmosfera vivace e informale del vicolo del Mechoui dove lo street food spartano offre un’esperienza autentica e senza fronzoli. Qui si mangia l’agnello mechoui, un piatto tradizionale marocchino che prevede l’agnello speziato e cotto intero all’interno di forni sotterranei in terracotta. La strada si anima soprattutto durante le ore serali, quando l’aroma dell’agnello arrosto si diffonde nell’aria, attirando i visitatori con la promessa di un’autentica esperienza culinaria marocchina.

Un ultimo sguardo a piazza Jema El Fnaa dall’alto, prima di tornare al riad. La vista iconica sulla piazza si ha dal cafè Glacier, locale celebre più per il balcone panoramico che per la sua cucina.
Giorno 3 | Cosa vedere a Marrakech: Jardin Majorelle e deserto di Agafay
Dopo una colazione abbondante e variegata, questa volta consumata all’ombra degli alberi d’arancio nel patio del riad, ci dirigiamo verso i Jardin Majorelle, con una corsa in taxi di circa 15 minuti. I giardini Majorelle sono uno dei luoghi più iconici e affascinanti della città. Creati nel 1924 dal pittore francese Jacques Majorelle, questi giardini esotici sono famosi per gli insoliti cactus e lo stupendo blu cobalto, noto come “blu Majorelle” che tinge molte delle strutture e degli elementi decorativi all’interno del giardino. Questo colore intenso e vibrante è stato scelto per contrastare il verde lussureggiante delle piante e dei fiori tropicali, creando un’atmosfera incantevole e surreale.
Nel 1980, i giardini sono stati restaurati dall’illustre stilista Yves Saint Laurent e dal suo compagno Pierre Bergé, che hanno contribuito a preservare e valorizzare questo angolo di paradiso. Oggi, il Museo Yves Saint Laurent è situato all’interno dei giardini, dedicato al genio creativo del designer e alla sua profonda connessione con Marrakech. Il museo ospita una collezione permanente di abiti, schizzi e fotografie e offre uno scorcio sulla vita e l’opera di Saint Laurent. Per visitare i Jardin Majorelle e il Museo Yves Saint Laurent, è necessario prenotare i biglietti in anticipo attraverso il sito web ufficiale dei giardini.

La nostra mattinata termina con un pranzo in un altro Jardin, stavolta il ristorante, sulla strada di ritorno verso la Medina, prima di partire con un tour organizzato verso il deserto di Agafay.
Tantissime escursioni pomeridiane vengono organizzate verso Agafay, il deserto roccioso situato a circa un’ora da Marrakech, dalle varie agenzie turistiche disseminate intorno alla piazza. Noi l’abbiamo prenotata con Get your guide. Avrei preferito rendere quest’esperienza più personalizzata e autentica ma è stata comunque piacevole, sebbene piuttosto “turistica”, e con un rapporto qualità prezzo imbattibile (meno di 30 euro a persona). L’escursione inizia con una sosta in una cooperativa femminile di olio di argan per supportare le comunità locali, prima di raggiungere il deserto per un giro sul cammello al tramonto, una cena tradizionale e uno spettacolo di musica berbera intorno al falò. Un’esperienza magica e suggestiva vissuta sotto un tappeto di stelle in un panorama lunare, nel bel mezzo di niente. Seduti in cerchio attorno al fuoco ad ascoltare le note dei musicisti berberi e ad osservare danze popolari marocchine ci siamo sentiti nel posto giusto.

Giorno 4 | Cosa vedere a Marrakech: escursione a Essaouira
Un’altra escursione ci attende dopo la solita colazione da re: Essaouira, una gemma sulla costa atlantica del Marocco, raggiungibile in poco meno di 3 ore di auto da Marrakech.
Raggiungiamo il Porto di Essaouira, cuore economico e sociale della città, dove le barche di legno blu e i pescatori al lavoro creano uno scenario marino autentico. Ci concediamo un pranzo vista mare nel “ristorantino” di fortuna che si affaccia su porto, con tavolini e sedie di plastica e una cucina a vista, col pesce esposto accanto a gatti famelici e gabbiani. Pesce freschissimo, senza fronzoli.


Ci dirigiamo verso la Medina di Essaouira, patrimonio UNESCO dal 2001 e dedalo bianco-blu di viuzze e case modeste, tra gatti assonnati e mercatini di artigianato locale. Cerchiamo di toccare tutti i punti nevralgici della città: le mura fortificate con affaccio sul mare, la kasbah e il quartiere ebraico Mellah. Passiamo per caso davanti a un centro d’arte Le real Mogador, un angolo colorato di creatività e arte contemporanea che offre una panoramica sull’arte moderna e le influenze culturali che attraversano la città.
La giornata scorre veloce ma torniamo a Marrakech in tempo per una cena tardi al Café des Epices, un ristorantino con cucina tradizionale dall’atmosfera accogliente e informale, affacciato sulla piazza e sui mercati circostanti.
Dopo cena, un po’ di tè caldo alla menta e qualche pasticcino marocchino della famosa Patisserie des princes, con una vasta scelta di dolci appiccicosi e buonissimi a base di miele e mandorle.
Giorno 5 | Cosa fare a Marrakech: corso di cucina tipica e hamman tradizionale
L’ultima giornata del nostro itinerario a Marrakech, e forse anche la mia preferita, inizia con una colazione più lenta del solito, seguita da una passeggiata verso i souk, per acquistare gli ultimi souvenir del viaggio. Un’esperienza autentica ci aspetta: un workshop di cucina marocchina a La Maison Arabe, nella cooking school situata all’interno del riad.
Alla guida della nostra lezione privata ci sono due dada (cuoca tradizionale), che con gentilezza e passione ci introducono ai segreti della cucina marocchina. Scegliamo insieme un piatto da preparare: la tajine di pollo alle albicocche, un piatto iconico che richiede pochi ingredienti ma tante, profumatissime spezie. Durante la lezione c’è spazio per domande e racconti, mentre aspettiamo la cottura sorseggiando té allo zafferano. La lezione termina nella sala del ristorante, dove ci viene servito ciò che abbiamo cucinato. I costi del workshop variano inbase alla durata e all’esperienza richiesta, da 35 a 75 euro circa a persona.
Una prenotazione per un hamman tradizionale nella Spa in marmo rosa del lussuoso hotel de La Sultana ci attende nel primo pomeriggio. L’hamman è un rituale di purificazione che combina calore, vapore e una profonda esfoliazione con sapone nero. Un’esperienza imperdibile a Marrakech. Dopo un pomeriggio di relax, ci mettiamo in tiro per una visita fuori la medina, nella parte più moderna e ordinata, dove si trovano alcuni degli hotel più lussuosi di Marrakech. Tra questi c’è La mamounia, l’hotel diventato celebra grazie a influencers e vip che vi hanno soggiornato di recente, ma anche, meno di recente, Winston Churchill, che trascorreva qui i suoi inverni con la moglie. L’hotel è situato in un’oasi di tranquillità e due passi dalla medina e concedersi qualche ora qui passeggiando tra i suoi giardini lussureggianti o facendo aperitivo in uno dei bar della struttura, è una coccola che ti consiglio.

La nostra ultima cena marocchina in un posto speciale: il Comptoir Darna, il ristorante iconico dall’atmosfera calda e avvolgente, che propone spettacoli musicali e danze del ventre durante la serata.
Itinerario a Marrakech: si riparte
Se avessimo avuto un po’ di tempo in più da spendere in città, avremmo arricchito il nostro itinerario a Marrakech con una mezza giornata dedicata al relax a bordo piscina in qualche struttura autentica e raffinata fuori città. Molti hotel offrono la possibilità di fare i day pass: pacchetti comprensivi di pranzo o brunch e accesso giornaliero alla piscina o alla Spa. Alcune delle strutture più interessanti che propongono questo tipo di esperienza: il già citato La Mamounia, il Beldi Country club, il bellissimo Jnane Tamsna nella zona delle Palmeraie, o l’esclusivo resort Amanjena.
Il nostro itinerario a Marrakech termina qui: il volo di ritorno ci attende la mattina dopo, lasciandoci giusto il tempo per l’ultima, attesissima, colazione. Abbiamo salutato Marrakech mettendo in valigia ricordi di profumi speziati, colori intensi e persone gentili, con la consapevolezza che la città ci avrebbe rivisto presto.
Cosa pensi del nostro itinerario a Marrakech? Speriamo ti sia stato d’ispirazione nella realizzazione del tuo. Dai un’occhiata anche ai 25 riad più belli di Marrakech e a Cosa fare nella Marrakech nuova.